L'università ci ha offerto una grande occasione, quella di poter ascoltare una conferenza di una grande donna del nostro presente, e della storia, penso sia corretto dire: Aung San Suu Kyi.
Ella aveva già ricevuto la laurea honoris causa dall'Ucl, ma fu suo marito a ritirarla perchè lei era in prigione. Adesso, dopo il suo rilascio nel 2010, e la sua entrata in Parlamento, è finalmente potuta venire, qui, in Belgio, dove ha tenuto una conferenza intitolata "Charity and Compassion in Politics".
All'auditorio ha ricordato e sottolineato quanto i valori e le idee condivise siano importanti, per due motivi. Il primo è che la politica si occupa degli esse umani, della società fastta di individui e perciò la carità, cioè l'amore o nel senso buddista del termine, la "genitlezza amorevole", è basilare. Così come la compassione, queste due inclinazioni sono fondamentali per il rispetto degli individui, per comprenderli, capirli.
Inoltre, carità e compassione sono rilevanti in un mondo globalizzato che pone nuove sfide umane, su tutte quella di non poter più vivere lontani l'uno dall'altro, ignorando reciprocamente le proprie esistenze: le differenze non devono più essere motivo di scontro, ma rimanendo se stessi, è necessario saper interagire con gli altri e ciò attraverso un insieme di valori condivisi, senza paura. Proprio questo sentimento, ella ha detto (e pensiamo alla situazione dell'immigrazione europea), è alla base del comportamento sospettoso e spesso ostile tra i popoli o i medesimi concittadini.
Va da sé, che la politica deve applicarsi per infondere questo slancio ideale nella sua dimensione pratica e di governo.
Parlando della situazione birmana, Aung San Suu Kyi ha sottolineato l'importanza dei valori condivisi, quelli democratici, e del sostegno internazionale che ha ricevuto per le sue battaglie. Un sostegno che, assieme a quello dei militanti birmani, le ha dato la forza di andare avanti.
Il suo progetto è quello di una Birmania democratica, nella quale la democrazia sappia assicurare ai cittadini libertà e sicurezza, garantendo l'una e l'altra. Una sciurezza che per i vari conflitti in Birmania non c'è mai stata fin dalla sua indipendenza, una libertà che permetta alla sua nazione di sviluppare il suo potenziale.
Domandatogli cosa accadrà quando, acquisito il potere democraticamnete, si troverà di fronte le persone colluse col regime dei generali, ella ha risposto che anche la giustizia e i suoi imperativi debbano essere mitigati dalla compassione: solo perdonando si potrà costruire una società armonica, che niente abbia a che fare col passato; la nuova Birmania non dovrà fondarsi su azioni di vendetta.
"I believe in the buddhist rule of Karma..." il bene fatto agli altri, torna sempre sotto nuove forme, magari non nella propria vita, ma nella comunità attorno. E il Karrma, è agire, azione.
La sua figura è esile, piccola, avvolta in una semplice tunica orientale, tenue, i capelli raccolti in una coda con solo dei fiori a decorarli. Ed è una contraddizione considerando i suoi atti, e la sua esemplarità.
Mi ha colpito su tutte una frase:
"I have never thought to be corageous. Often, when I was in prison I
thought about me. My strenght comes from burma people believing in my battle, sharing my values. Probably, if I had been alone in wanting democracy for my country, I would have never continued on this way, not for fear, but because it would have meant doing something only for myself".
dimanche 20 octobre 2013
jeudi 17 octobre 2013
Il carnevale
No, non è l'argine del fiume Mara, in Kenya, dopo che sono passati i branchi di gnu; è solo il fianco spiovente di un parcheggio adibito a mega-stadio-per concerti a Louvain la Neuve.
Perchè qua dall'una di ieri all'una di oggi, si è tenuto l'evento più importante di tutto l'anno accademico: la 24h velo.
Una gara in bicicletta per le vie della città, dalla durata di 24 ore, dico ventiquattro (con tutto il corrimi dietro di ettolitri di birra), nele mentre che per il resto di Louvain orde di studenti e di Belgi per l'occasione accorsi ballano e si sbronzano. Tutto inizia nella maniera più tranquilla, con tante biciclette variopinte dei veri e propri carri.

Sono state bloccate le lezioni, cinte con le transenne le vie del percorso, ai supermercati proibito di vendere alcolici in contenitori di vetro da lunedì; la città è sottosopra: è il Carnevale.
Con una resistenza disumana, i litri di birra e le ore passavano al ritmo dei concerti nelle piazze, e dove al solito c'erano vie piultie, stand di ogni tipo fornivano hamburger e drink (rigorosamente in bicchieri di plastica), pecket (distillato di ginepro) che anche se sa di lisomucil, ed è pure rosso, lo butti giù, perchè
non c'è remore è la baldoria.
Anche l'odore della città era cambiato, che la massa di gente ha ingegnato i bottegai, e gli hamburger erano cotti a centinaia e l'odore di cipolle era ovunque e ovunque c'era qualcuno che beveva e poi mangiava e via, in una frenesia che si alimentava.
E col procedere, uno scricchiolio, sovente, si faceva sentire, un crepitio sempre più frequente che non lasciava tregua agli orecchi, e i piedi non sapevamo dove metterli, perchè i biocchieri erano sempre più.
E al concerto, dove la festa era più grande, non ci fu tregua. la fanghiglia ti faceva scivolare ma poi ti riarreggeva come se non volesse far finire la tua festa, ammesso che tu n'avessi coscienza.
Intorno era clado, la gente assipata si spintonava e si muoveva, come una massa mellifua, la stessa.
Chi vomitava, chi rideva, chi piageva, i bicchieri volavano, che manco gli asini, e pieni di birra t'infracidavano i capelli; c'è chi si arrampica sui pali dei lampioni, mentre la musica assorda e le luci colorano la notte sotto la luna....
Perchè qua dall'una di ieri all'una di oggi, si è tenuto l'evento più importante di tutto l'anno accademico: la 24h velo.
Una gara in bicicletta per le vie della città, dalla durata di 24 ore, dico ventiquattro (con tutto il corrimi dietro di ettolitri di birra), nele mentre che per il resto di Louvain orde di studenti e di Belgi per l'occasione accorsi ballano e si sbronzano. Tutto inizia nella maniera più tranquilla, con tante biciclette variopinte dei veri e propri carri.

Sono state bloccate le lezioni, cinte con le transenne le vie del percorso, ai supermercati proibito di vendere alcolici in contenitori di vetro da lunedì; la città è sottosopra: è il Carnevale.
Con una resistenza disumana, i litri di birra e le ore passavano al ritmo dei concerti nelle piazze, e dove al solito c'erano vie piultie, stand di ogni tipo fornivano hamburger e drink (rigorosamente in bicchieri di plastica), pecket (distillato di ginepro) che anche se sa di lisomucil, ed è pure rosso, lo butti giù, perchè
non c'è remore è la baldoria.
Anche l'odore della città era cambiato, che la massa di gente ha ingegnato i bottegai, e gli hamburger erano cotti a centinaia e l'odore di cipolle era ovunque e ovunque c'era qualcuno che beveva e poi mangiava e via, in una frenesia che si alimentava.
E col procedere, uno scricchiolio, sovente, si faceva sentire, un crepitio sempre più frequente che non lasciava tregua agli orecchi, e i piedi non sapevamo dove metterli, perchè i biocchieri erano sempre più.![]() |
| Questa stava nel mezzo alla stada! |
E al concerto, dove la festa era più grande, non ci fu tregua. la fanghiglia ti faceva scivolare ma poi ti riarreggeva come se non volesse far finire la tua festa, ammesso che tu n'avessi coscienza.
Intorno era clado, la gente assipata si spintonava e si muoveva, come una massa mellifua, la stessa.
Chi vomitava, chi rideva, chi piageva, i bicchieri volavano, che manco gli asini, e pieni di birra t'infracidavano i capelli; c'è chi si arrampica sui pali dei lampioni, mentre la musica assorda e le luci colorano la notte sotto la luna....
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| La battaglia tra quaresima e carnevale, Pieter II Brugel, Museum de beaux artes, Brussels |
lundi 14 octobre 2013
Sapori berberi, in Belgio
Il giovedì sera è l'ultimo giorno prima del niente, dato che i
belgi tornano a casa per il weekend alla velocità della luce, cosicchè la città
diviene un enclave di erasmus.
Ma al giovedì, proprio perché ultimo giorno di brulichio, c'è
sempre qualcosa da fare, e la sera della cena del mezzo pollo in salsa (qui
onnipresente, ma altri post vi diranno) vi fu una festa marocchina. Il tema
centrale era la pasticceria
marocchina. Quindi, il faut aller por moi!
Oltrepassata la coda di indecisi astanti l'entrata, e spogliatomi
dei mille cenci e pastoie che di solito mi porto appresso: sciarpa, ombrello
(anche se non piove, ma in belgio non si sa mai), borsello (non sono più comode
le tasche?...forse non avevo i pantaloni?), mi sono avvicinato al luogo della
festa, condotto da note dal sapore
berbero, una musica di flauti e clarinetti e sibili vari, e davanti a me
una distesa di tappetti e cuscini per sedersi.
Il mezzo della stanza era occupato dalla ragazza che ballava la danza del ventre.....ai lati i
maschi con gli occhi strabuzzati!
La danza del ventre è veramente ritmata, movimento e musica
vanno di pari passo, e infatti il ragazzo che accompagnava il ballo batteva il
tamburello col medeismo ritmo dei movimenti del ventre di lei; più la simbiosi
era alta e più la danza era trascinante.
Io, dal canto mio, cercavo di fare il vero Marocco fumando la sciscia assieme agli
altri. Peccato che le mie boccate erano troppo deboli per aver aspirato un po'
di fumo, o troppo grandi e quindi tossivo, comunque è finita presto, la sciscia
al sapore di mela e ciliegia.
Il meglio di me l'ho però dato su un altro lato, quello
mangereccio.
Si sorseggiava seduti the alla menta, mangiando i pasticcini che le ragazze avevano
preparato.
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| I dolcetti, tanto carini |
La pasticceria marocchina è molto diversa dalla nostra; è
costituita da dolcetti, piccoli sacchettini o mezzelune all'esterno di pasta di mandorle o pistacchi dalla superficie decorata con fregi e ghirigori. Dentro ci
sono delle composte di mandorle, pistacchi, o fichi, o datteri, molto dolci, e si
sentono i fiori d'arancio, la cannella, il miele, il
sesamo. Il sapore è forte e ti riempe la bocca, e date le nostre abitudini può
risultare stucchevole, ma non più di tanto.
Il giorno dopo andando a Bruxelles, ho visto davvero una
pasticceria marocchina, e sono entrato.....
mercredi 9 octobre 2013
Mezzo pollo e molto di più
Fu un giovedì
sera, quello dell’altra settimana (mi piace troppo il passato remoto, proprio
perché fa sembrare tutto estrememamente….remoto), che per cena mangiammo, a
testa, un mezzo pollo in salsa con
patatine, in una grande sala assetata per l’occasione; la cena fu (fuit) gentilmente
organizzata dall’associazione degli studenti erasmus, il cui acronimo è ESN che, in inglese ( e menomale che
c’è quello al supermercato o per chiedere le indicazione stradali, che
lingua!...l’inglese dico), significa: Erasmus Student Network.
Tra colori, festoni, giochi musicali (che non possono mai
mancare in una festa che si rispetti) c’è stato gran divertimento, molte risate
e il tempo di muovere critiche alla
salsa del pollo (che sapeva troppo di finocchio…..e non sempre è bene!), tanto
gentilmente offertoci quanto poteva essere cucinato meglio!
(La natura umana ammette rare eccezioni alle perfezioni del
proprio giudizio (ndr. l’ironia vale per molti, nel caso particolare anche per
me); e i giudizi culinari, o i pregiudizi sull’incapacità all’estero di
cibarsi, sono comuni assai tra noi italiani, ed assai pungenti, sarcastici,
dissolventi le buone intenzioni degli organizzatori, e perciò vicine, assai,
alle cattiverie.)
Ma lasciando perdere le implicazioni morali dell’accaduto,
alla festa si è fatto molto, compreso ridere, scherzare andare alla toilette (in
fondo a destra, ma al piano di sotto) e….ah dimenticavo, c’è stato anche il
tempo di prendere il dessert, che molti han preso due volte, ma si narra di
qualcuno che ha preso tre pezzi di
torta e non si sa come sia sfuggito ai controlli né quanti siano rimasti a bocca
asciutta!
Insomma, la gentilezza degli ESN, è stata disarmante sia per l’orda di barbari
che ha fronteggiato senza battere ciglio, sia per la situazione abituale a cui
noi studenti italiani siamo abituati, dato che quella sera che fu un giovedì, fummo invitati, semplicemente e con piacere, a mettere le gambe
sotto il tavolino, aspettando che qualcuno ci portasse il pasto caldo e
profumoso.
E finalmente qualcuno lo ha fatto!
lundi 30 septembre 2013
à cotè du lac
No, non è una il panorama di una tela vedutista veneziana, ma semplicemente quello che si vede dalla riva destra del lago, quello di Louvain la Neuve.
I palazzi sono edifici dell'università, e poi c'è il campanile, tutti costruti di argilla, di cui questa terra è ricca. Pazienza se il paese ha assunto un aria un po' mesta, perchè tutto ha un colore rosso ocra che ricorda cock town, e lasciamo passare pure il campanile che ha la forma caratteristica goticheggiante del nord Europa, Mordor-Style; vedendo questa oasi naturale non posso che essere contento diesser venuto qui, ragazzo di provincia in un'altra provincia.

Nel deserto urbanistico contemporaneo, Louvain la Neuve rappresenta una felice eccezione.
Certo all'inizio del proprio soggiorno, si percepisce l'artificialità del luogo, il che è un po' inquietante, quasi si tratti di una città controllata da un gruppo di adepti, mentyre studenti anonimi vi si addentrano, ignari del loro destino; una versione estesa ad un'intera città de "I Fiumi di Porpora" (con Jean Reno).
E invece, al di là di sinistri presagi iniziali, poi ci si abitua a questi palazzi uguali uno all'altro, allo stradario fintamente medievale e spontaneo, nel quale le vie curvano continuamente e perdersi è d'obbligo, ad una bellezza mediocre, che forse noi italiani più di altri colpisce.Anzi, si apprezzano i molti servizi e le altrettante comodità che il posto offre e si comprende che Louvain non è altro che un campus a cielo aperto, funzionale a tale scopo.
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| L'isola in mezzo al lago |
Ecco, quindi, l'urbanistica accorta, tanto avveduta, e torniamo al lago, da capire che una buona esistenza necessita di un'armonia tra artificiale e naturale, tra i banchi e la natura, i libri e l'aria aperta.
Una amica si ferma al lago tutte le sere prima di rincasare, io ci sono andato spesso a passeggiare. E' ricaricante vedere le quercie e gli abeti e i faggi e i lecci pure, anche quelli ci sono, mediterranei, e le piante palustri, il biodolo anch'esso a gruppi presente e gli animali: oche, anatre e germani, folaghe americane, aironi cenerini, e una coppia, elegante, di cigni bianchi.
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| Lungo lago, con piantagioni di Biodolo in primo piano |
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| Paperi, che se mi beccavano ne toccavano |
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| Germani o anatre germanate (buone in umido) |
samedi 21 septembre 2013
A primme giuornate!
"Wow, italiana! Io mi chiamo Luca e tu?"
"Anaysse! Sono de Roma...."
"Ana...il nome è francese....ma.."
"Anaysse, è il nome di una scrittrice di storie erotiche! La conosci?"
Così, in un bar sulla piazza centrale di Louvain - la - Neuve, ho incontrato, al di là del balcone, la prima forma vivente italiana. Erano i primi giorni qui, in questa terra assai bigia ma accogliente, e sentire finalmente un po' di italiano mi dette la sensazione di uscire da un'apnea linguistica che per una settimana mi aveva costretto al francese, o all'ascolto attonito dei strani suoni turchi dei miei coinquilini.
Ed è così che ha avuto inizio, socialmente, il mio erasmus, perchè da lì ho incontrato molte persone, italiani chiaramente, e mi sono reso conto di quanto siano numerosi qui, quasi da far pensare che in patria siamo più di quelli che pensiamo.
E di lì a poco quello stesso locale ha visto entrarne altri, di italiani, e tutti ad un tavolo, abbiamo dato sfogo alla nostra voglia di casa. Parlando, scherzando e ridendo, siamo finiti a gesticolare e uralre che tuttto il locale sapeva che c'eravamo. Una banda di italiani, che la sera ha visto aggiungersi altre persone frattanto riconosciute e incontrate, riunitasi nella casa di un'altra italiana e lì l'apoteosi: il primo piatto di pasta al pomodoro (comprato ma ricondito a dovere manualmente) dopo giorni.
La cena, neanche a dirlo è proseguita fino a notte fonda, ed era simpatica. Perchè c'era di tutto: me, Giulia di Montecatini, Giulia e Mattia di Livorno, Nicole e Luca della Valle d'Aosta, Francesca e il suo amico(di cui non ricordo il nome!) di Napoli, Alessio di Bologna ed Elena di Modena, Gabriele di Torino ma d'adozione romano, ed infine Francesca, la ragazza che ci ospitava, lei della provicnia di Torino.
La discussione fin da subito animatasi, ha toccato molti aspetti, ma su un punto inaspettata, forse a causa di storutre mediatiche o vulgate nazionali. Tutti e dico tutti partecipavamo della medesima gioia, quella di stare con dei connazionali, che parlano la medesima lingua e possiedono i medesimi riferimenti culturali, che ridono o si diaspiacciono (c'è stato anche il momento serio, sorretto dalle notizie di bassa attualità che anche qua arrivano e che spesso occupano le quarte e quinte pagine dei giornali belgi) dei medesimi fatti.
Insomma si respirava un'aria comune, una condivsione che ha fatto grande piacere, in quei primi giorni per tutti i presenti. Una sorta di inaugurazione della nave, o meglio di un piccolo battello, che è il nostro erasmus.
"Anaysse! Sono de Roma...."
"Ana...il nome è francese....ma.."
"Anaysse, è il nome di una scrittrice di storie erotiche! La conosci?"
Così, in un bar sulla piazza centrale di Louvain - la - Neuve, ho incontrato, al di là del balcone, la prima forma vivente italiana. Erano i primi giorni qui, in questa terra assai bigia ma accogliente, e sentire finalmente un po' di italiano mi dette la sensazione di uscire da un'apnea linguistica che per una settimana mi aveva costretto al francese, o all'ascolto attonito dei strani suoni turchi dei miei coinquilini.
Ed è così che ha avuto inizio, socialmente, il mio erasmus, perchè da lì ho incontrato molte persone, italiani chiaramente, e mi sono reso conto di quanto siano numerosi qui, quasi da far pensare che in patria siamo più di quelli che pensiamo.
E di lì a poco quello stesso locale ha visto entrarne altri, di italiani, e tutti ad un tavolo, abbiamo dato sfogo alla nostra voglia di casa. Parlando, scherzando e ridendo, siamo finiti a gesticolare e uralre che tuttto il locale sapeva che c'eravamo. Una banda di italiani, che la sera ha visto aggiungersi altre persone frattanto riconosciute e incontrate, riunitasi nella casa di un'altra italiana e lì l'apoteosi: il primo piatto di pasta al pomodoro (comprato ma ricondito a dovere manualmente) dopo giorni.
La cena, neanche a dirlo è proseguita fino a notte fonda, ed era simpatica. Perchè c'era di tutto: me, Giulia di Montecatini, Giulia e Mattia di Livorno, Nicole e Luca della Valle d'Aosta, Francesca e il suo amico(di cui non ricordo il nome!) di Napoli, Alessio di Bologna ed Elena di Modena, Gabriele di Torino ma d'adozione romano, ed infine Francesca, la ragazza che ci ospitava, lei della provicnia di Torino.
La discussione fin da subito animatasi, ha toccato molti aspetti, ma su un punto inaspettata, forse a causa di storutre mediatiche o vulgate nazionali. Tutti e dico tutti partecipavamo della medesima gioia, quella di stare con dei connazionali, che parlano la medesima lingua e possiedono i medesimi riferimenti culturali, che ridono o si diaspiacciono (c'è stato anche il momento serio, sorretto dalle notizie di bassa attualità che anche qua arrivano e che spesso occupano le quarte e quinte pagine dei giornali belgi) dei medesimi fatti.
Insomma si respirava un'aria comune, una condivsione che ha fatto grande piacere, in quei primi giorni per tutti i presenti. Una sorta di inaugurazione della nave, o meglio di un piccolo battello, che è il nostro erasmus.
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