lundi 28 avril 2014

Amsterdam KonigsDag! "Mon Dieu"

Amsterdam KonigsDag! “Mon dieu” dirais Lyla en imitant Marianna et l’accent italien. Parce que le jours dans lequel les néerlandais fêtent leur roi, et jusqu’à l’année dernière la reine, est vraiment une nouvelle 24h vélo qui a fait chuter tous les clichés sur la ville la plus propre et ordonnée de toute l’Europe occidentale !

Dans un scenario unique, où le maison ont les toits à marches ou doucement inclinés,
et les murs sont tous tordus, une folle de centaines de milliers de personnes se promenait par le rues et sur les canaux, ou dans ceux là ! En effet il y avait des bateaux, plein de personnes, surtout jeunes, qui avait organisé comme des partis flottants  tellement plein de gens qu’on se pouvait demander comment il faisait à ne pas aller au fond ! Avec la musique haute, ces grandes barques suivaient la toile d’araignée de vie d’eaux qui court par tout le centre historique : ces bateaux de l’amusement semblait vraiment être l’emblème d’une ville et d’une nation en fête !

Moi, Marianna, Louise (qui autre des lunettes, avait aussi le collier aloha
 et le bracelet avec les couleurs du drapeau né
Le couleur national est l’orange et, en fait, on l’a bien compris ! Si avant je pensais que le fait que la nationale de football s’habille d’orange, il était seulement une coïncidence, maintenant non. Samedi, Amsterdam avait mis sa robe orange pour l’occasion : les magasins, ceux ouverts, ou les petits comptoirs dans les rues ne vendaient que lunettes pour les soleil orange, chapeaux du même couleur (et avec les plumes, lesquels louise voulait acheter mais on la lui ai déconseillée vue qu’ils rassemblaient les chapeaux des drag queens. My lovely louise). À la fin on a décidé pour les lunettes orange qui nous ont donné une air vachement locale laquelle nous a permis de nous mieux confondre avec les vrais néerlandais, sans donner top de suspects (bien que quelqu’un…. Je pense on l’a donné). En effet, on s’est promenés toute la journée avec ces trucs fluo sur le nez, mais le soleil, on le voyait seulement nous.....

Les neerlandais, c’est vrai, ils boivent beaucoup et ça ne doit pas être étonnant, vu qu’il l’ont fait par des centaines d’années jusqu’il n’a pas été activé le service pour la potabilisation de l’eau : avant ceci, seulement bière, aussi pour les enfants, même si plus légère ! (Le matin les restes de ce qui un temps était des verres, recouvraient le macadam et les trottoirs) 

Bref on s’est bien amusé, entre la place central où, en face du palais royal, il avait été installé une espèce de luna park, et les milles rues et canaux plein de vie, des personnes, et de liberté (mais ceci sera une autre page du blog…..)

Derrière il y a le palais royale, chef d'oeuvre de l'architecture baroque néerlandaise
Ps. Pourquoi l’orange couleur nationale ? Parce que la dynastie, qui règne sur les Pays Bas depuis l’indépendance de l’Espagne en 1581, est la dynastie d’Orange (et maintenant le roi s’appelle Guillaume Alexandre d’Orange Nassau des Pays Bas).

mercredi 23 avril 2014

Alla fiera dell'est (XX Giornata dell'Agricoltura à Louvain la Neuve)

Alla fiera dell'est per tre soldi, un topolino mio padre comprò, alla fiera dell'est........ Non c'erano topolini, ma era comunque una fiera, la "XX giornata dell'agricoltura di Louvain la Neuve".
Certo l'odore di sterco non è certo il massimo nella pizza principale della città, ma trovo molto più sano il non averne vergogna e il mostrarlo anche nel centro del paese come fanno i Belgi, che un disgusto un po' cittadino fine a sé stesso (chi mi conosce sa benissimo che qui potrebbe iniziare una polemica lunga un chilometro sui mali del progresso indiscriminato e tanti discorsi "si stava meglio quando si stava peggio"!).
Finalmente, ho avuto l'occasione di vedere una Belgian Blue. Che cos'è? E' una mucca body - builder. L'Arnold Schwarzennegger della stalla! La Belgian Blue è infatti sta selezionata per la qualità della carne, ed anche la quantità. Una razza che dona tanti filetti e si vede, visto che la sua pelle fine non nasconde i fasci muscolari poderosi.


Ci stavano poi i maniscalchi. A parte che erano tutti giovani e muscolosi....e sporchi (con quell'aria belga un po' sfatta che dona sempre un certo gusto rivedere negli uomini), essi con grande maestria ferravano e facevano la pedicure a dei bellissimi cavalli da tiro. La pedicure è un processo lungo e articolato. Il maniscalco prima toglie il ferro vecchio, poi pulisce la pianta del piede e taglia il callo interno. Infine accorcia l'unghia esterna e la lima in modo che i
due zoccoli abbiano le stesse dimensioni. Accanto altri ragazzi stavano, come fabbri, realizzando i ferri: tramite dei forti colpi di martello le lunghe barre incandescenti acquisivano la forma a U che tutti conosciamo.

Oltre i tanti animaletti c'erano conigli, polli, pecore (un po' sofferenti perché durante la rasature erano state escoriate) e capre, si poteva mangiare. 
Non solo la porchetta, di cui dopo poche ore non è rimasto niente (e che è stata cotta durante la notte precedente: noi uscivamo dal pub e loro la giravano sul fuoco); ma anche latte e formaggi.



Il vero latte, quello "della NONA", non ha niente a che vedere con quello che compriamo. Il latte fresco ha un sapore molto più forte e corposo all'inizio, da un senso di pesantezza! Ad ogni modo, anche il burro, quando è fresco non è il "Burro - Pallido" del supermercato, ma bello giallo e grasso e saporoso!
L'odore era quello che era e accarezzare un cavallo o una vacca rende le amni simili a quelle di uno spazzacamino, nere. Ma ne valeva la pena!

vendredi 18 avril 2014

Il futuro in una tazzina

Tra le mille magie dell'Oriente delle mille e una notte, c'è pure quella della lettura del caffè. Che "digiamogelo", è comunque meglio che leggere i fegati come facevano gli Etruschi, troppo macabro, o il volo degli uccelli come facevano i romani, troppo hippie. I turchi hanno trovato la loro speciale via di mezzo: leggere ciò che rimane del caffè. E ce ne sta di fondo in quei caffè fortemente aromatizzati che poco hanno a che vedere col nostro amatissimo espresso: quello turco è talmente denso che loro stessi dicono che
il caffè lo mangiano e non  lo bevono.

La moschea Suleymanye edificata dall'architetto Sinan
 per Solimano Il Magnifico
Ma torniamo al vaticinio. Quale migliore modo per introdurre, in una splendida vacanza al confine tra Europa e Asia, della sana ansia?
Niente di meglio che un vaticinio improvvisato in un caffè della Istanbul vecchia a due passi dai minareti della moschea Suleymanye, soverchiati dalla sua grande cupola.

caffè appena servito
Il rito è lungo. Il caffè è già portato zuccherato in modo da non doverlo girare col cucchiaino e inoltre va bevuto lentamente per dare il tempo al fondo dell'"Arabico chicco" di posarsi e soprattutto di non essere ingerito, anche perché ha la consistenza della calcina! 
Terminata l'ambrosia, la tazzina va capovolta sul rispettivo piattino, a cui deve essere sempre accompagnata, e sulla base della quale viene messa una moneta che aiuti il fondo di caffè a raffreddarsi.
tazzina capovolta con moneta
Questo è un momento importantissimo, la tazzina non deve essere assolutamente mossa, perché il fondo inizia a muoversi verso il basso e a solidificarsi creando quei disegni che successivamente saranno letti.

La tazzina è sollevata. Qui inizia il vaticinio,  l'aruspice comincia a parlare, con frasi vaghe e nette, intervallate da boccate di narghilé che avvolgevano tutto nel fumo....all'odora di ciliegia! E come un sacerdote di Delfo, il caro amico turco ha cominciato a sparare  a zero.
I rigagnoli che lasciano intravedere il bianco della tazza sono importanti,                                                         indicano i percorsi di vita.
Uno è talmente rettilineo e definito che non fa presagire niente di eccezionale se non una vita estremamente ordinaria, un incubo. Un altro ha la forma sinuosa di un serpente: pericolo. Senza considerare i piccoli grumi tondeggianti che significano "nemici". Nell'ultimo, invece, si vede una persona alta in fondo.... e spero di non averlo già utilizzato, visti il passato e gli altri cammini! 
Me
In questo marasma vengono aggiunte alcune massime tipo "mi raccomando pensa alla tua vita professionale, non ad altro perché è inutile, concentrati su te stesso" (ci devo credere perché è vero o perché è quello che mi vorrei sentir dire?) e poi  "otterrai del successo, ma dovrai faticare" (scontata questa frase, ma vera) e ancora "sii sempre te stesso, perché solo così prenderai le giuste decisioni" (AH, faccia sconcertata e mano sul petto in segno di stupefacimento).
Gli altri
Alla fine, il fumo, che ormai avvolgeva tutti i presenti, lasciava intravedere a loro la mia faccia pensosissima e colpita dalle frasi del divino, e a me i loro visi increduli e tra le mani, in segno di "ma ce stai                                                           pure a credé?"......
Così terminò il vaticinio e la serata nella quale cercai di vedere il mio futuro consultando una tazzina di caffè!

mardi 15 avril 2014

Evviva l'hammam

Questa si che è vita. Un hammam completo per la prima volta nella mia esistenza. L'hammam è nella tradizione araba il grande bagno che si svolge alla fine della giornata in luoghi pubblici. Ed oggi è toccato a me.



Non era un hammam storico di Istanbul, uno di quelli costruiti dal grande architetto Sinan che con i suoi lavori ha creato e alimentato la rinascenza ottomana del XVI secolo, anche perché AMMAzza che prezzi quegli hAMMAm.
Dunque ce ne siamo andati in un hammam seminascosto in una piccola viuzza in salita, nella quale erano in corso lavori di rifacimento del manto stradale e nella quale i camerieri dei ristoranti, come camosci, ti balzavano addosso iniziando a parlare come registratori preimpostati in tutte le lingue possibile immaginabili.
Nell'Hammam, un signore alto magro dritto composto e sempre calmo, requisito necessario e quasi ineluttabile visto il caldo rinciocchente, ci ha accolto.

E il bagno ha avuto inizio. Tutto è iniziato dalla sauna. Una caldo terribile, che la chiave del camerino che portavamo legata al braccio era rovente, ma va bene, almeno riattiverà la circolazione.....

Patere 
Poi c'è il vero e proprio bagno turco. L'acqua scende da grandi rubinetti in alcuni bacili, dai quali è presa con delle patere (si le patere, le grandi ciottole d'argento decorate usate ai tempi della Magna Grecia), e ciascuno se la versa addosso. E in maniera violenta. L'impressione di essere una grande spiaggia piena di balene che, povere, sbattono la coda. Era tutto uno sciabordare.
Fino a che e qui arriva il pezzo migliore, il tipo, quello calmo, è arrivato con bruschini e sapone di marsiglia a darci una bella sgremignata. Erano anni che qualcuno non mi lavava e per di più con quella energia. A metà tra un auto all'autolavaggio e la strigliatura dei cavalli. Non c'è stato angolo di me che non abbia visto i bruschini lisciarmi. Senza considerare che ogni volta che mi lanciava paterate d'acqua, sembrava il titanic negli ultimi istanti quando l'oceano entrava ovunque e portava via tutto, nel mio caso l'asciugamano......e visto che non avevo altro indosso, ho sfoderato un'agilità inaspettata.
Alla fine del trattamento avevo pelle liscia come seta e peli voluminosi come quelli di questo cagnolino!










E infine il massaggio. Unto come un atleta (!) o più semplicemente come uno che non usa "Off - né punti né unti" (per chi ricorda la pubblicità), sono stato manipolato, smandrugiolato da una ragazzona che doveva avere un passato nel lancio del peso olimpionico, forse quello femminile......Scricchiolato, pizzicottato, lisciato, mi ha addirittura massaggiato le dita dei piedi e le ha fatte schioccare, una per una!

Alla fine, il relax è assicurato, peccato che in Italia un trattamento così si paghi in euro e non in lire turche!!

samedi 12 avril 2014

La moschea blu



La moschea Blu, uno dei monumenti principali di Istanbul colpisce per la sua eleganza e armonia. L'edificio costruito nei primi del '600 è costruito da una grande corpo centrale a cui sono addossate 4 semi-cupole. 




La presenza di calotte e cupole in grande numero all'esterno dona alla moschea un aspetto armonioso e ne accompagna lo sviluppo verso il basso. 





All'interno, gli spazi enormi sono ricoperti di piccolissime piastrelline di Iznik, una ceramica famosa e di grande tradizione in Turchia, dove a predominare è il colore blu.







I gatti di Istanbul

Istanbul è una città di gatti, che si trovano dappertutto, anche se la mercato del pesce sono molto più numerosi. 


Il primo micio, di una lunga seria, che ho incontrato a tu per tu, si trovava al cimitero di Uskudar. Silenzioso, raccolto, accovacciato sulle zampe, quelle anteriori delicatamente piegate sotto il corpo sembrava rimirare le steli tutte particolari di questo cimitero storico dove è sepolto un grande imam del passato.

Ma i mici che a me piacciono tanto li trovi per le strade e sono tutti socievoli. Mica i mici belgi, anche loro freddi e sempre di fretta. Questi sembrano essere in simbiosi con un animo turco che, per l'esperienza presente, è sempre ben disposto all'accoglienza e all'aiuto. Non è raro trovare turchi che, notato che sei straniero, volontariamente cerchino di darti le indicazioni cercate in un inglese stentato o direttamente in turco, gesticolando e provando più volte, ciascuna più appassionati. Così sono i mici, ti passano tra le gambe quando fai una foto e li senti lisciarti gli stinchi. Tu li chiami e quelli vengono mostrandosi sempre coccolosi e fusosi (cioè che fanno le fusa). 


E hanno anche un forte senso del commercio come tutti i turchi. (Qui si lavora fino alle 23 non stop). Guardate questi due bei gattoni che assistono dall'altro lato della bancarella il loro padrone, e con finto sguardo sornione sorvegliano che nessuno taccheggi.

 Poi abbiamo i gatti marinai che si sono stabiliti nel foyer dei traghettipermuoversi
da una parte all'altra del Mar di Marmara.

I dormiglioni. Che si godono il sole della mattina sulla pergola all'entrata dell 'Università di Galatasaray (Ortakoy), alla faccia degli studenti che ai corsi ci sono già.


Tutti questi gattoni sembrano aver respirato e fatto proprio lo spirito di questa città talmente grande da dare spazio a persone con credi e culture differenti garantendo una certa libertà d'azione e una capacità d'accoglienza marcata. 



Infine, il solito pischello di periferia, all'estremità ovest del quartiere Fatih, non lontano dalle mura bizantine.



jeudi 10 avril 2014

Santa Sofia: tra spazio e tempo

L'avevo INTRAvista sui libri di storia dell'arte, l'avevo RIvista nei miei sogni quando pensavo ai posti esotici, nei quali recarmi. L'ho sempre considerata un esempio di quella commistione di culture che "tanto ci piace". E' la basilica di Santa Sofia. Costruita nel VI secolo a. C. per volere di Giustiniano, fu intitolata alla "Divina Sapienza"
L'aspetto esteriore della chiesa fa ben comprendere le fattezze della sua struttura: possente e articolata, Santa Sofia sembra un grande gigante addormentato sulla piazza Sultanamet. Ed in effetti all'interno sono visibili i grandi pilastri compositi che sorreggono le volte, il matroneo (o galleria superiore) e il grande tamburo su cui poggia la cupola centrale. 

Ma in realtà, guardandola dall'interno, l'impressione è un'altra. Le pareti sono ricoperte con tante tesserine dorate che luccicano della luce che penetra dalle 40 finestre alla base della cupola, donando fluidità allo spazio ed un'uniformità ai volumi. L'unione del colore dorato e dell'appiattimento dei volumi tolgono i punti di riferimento spaziali o temporali: gli angoli si smussano e i grandi pilastri perdono la loro rigidità, per contro hanno risalto le forme sferiche delle volte. Lo spazio circonda  l'osservatore come se ci muovessimo in un'atmosfera protetta e ovattata. 



In questa specie di involucro, dove l'atemporalità lo fa da padrone, sembrano coerenti tra loro i segni che diverse epoche e differenti religioni hanno lasciato. Come non notare i cherubini nei pennacchi al di sotto della grande cupola i cherubini e accanto i grandi "piatti" che riportano, in arabo, i nomi di Allah, Maometto e i primi califfi? O l'affresco di maria madre nella vota dell'abside e sotto il Mihrab, la struttura, orientata verso La Mecca, da cui parla l'officiante della preghiera nell'Islam?













Infine, un ultimo particolare, al di là dello spazio e del tempo. Mi hanno colpito alcuni inserti in porfido rosso egiziano, ritenuto prezioso per il suo colore simbolo di regalità, che si trovano nelle navate laterali. Gli inserti, nobilitanti, hanno una funzione decorativa che sfrutta la simmetria delle vene bianche della pietra stessa. Dinamismo e stilizzazione delle figure ante litteram!